Giovanni Faccenda



dal catalogo Antonio Pedretti, Naturalismo essenziale, 2005
 

Un naturalismo essenziale

L’universo acqueo di Antonio Pedretti emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei.
Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa che, a un tratto, interrompe la fluidità dell’atmosfera. Si delinea una forma, un corpo assume rilievo creando un aggetto sul fondale.
Suggestioni? Ricordi? Quante componenti della poetica di Pedretti possono essere ricondotte al dato realistico? La natura certo rappresenta il fondamento imprescindibile di questa pratica fascinosa. E’ lei a offrire motivi e stimoli irrinunciabili sui quali costruire una visione originale.
Essa costituisce un’impronta riconoscibile anche sotto l’ondata dissolvente del colore. Emotività e raziocinio creano equilibri instabili avvertiti nelle continue oscillazioni tra tendenze informali e seduzioni figurative.
La pittura procede per sottrazioni successive, tende all’assoluto agendo anche sulla sua consistenza fisica. La materia, solitamente così rigogliosa, si corrode; si secca entro sottili rivoli fino ad annullarsi del tutto, lasciando trasparire il supporto.Prende vita un mondo in continua evoluzione, dove l’incessante riferimento al fluire delle acque è simbolo di mutamento e rigenerazione. Gocciolamenti, colature, dissoluzioni di elementi che, giungendo a contatto, si tramutano l’uno nell’altro. Notazioni cromatiche, ora trasparenti ora cupe, sconfinano nelle tinte cinerine del cielo .L’ambiente naturale osservato in riva al lago subisce una metamorfosi che ne stravolge l’aspetto fisico , però, la dimensione transitoria. Procedimenti legati a una definizione temporale piuttosto che all’individuazione di spazi reali. Stati istantanei susseguenti, attimi densi di emozioni colti nell’indeterminatezza della visione. La vigile sensibilità del pittore capta riflessi improvvisi nel groviglio vegetale ed ecco biancheggiare betulle, apparire capolini di avena e fioriture primaverili.
Toni bruni, profondi come il bacino della palude. I recessi più intimi di un animo grande ma pudico, di indole sensibile e orgogliosa al tempo stesso, si celano oltre l’intrico delle piante. Il viluppo di canne diviene un autoritratto anteriore e interiore in cui si compenetrano memoria e sentimento.
Uomo sanguigno, cresciuto a contatto con la natura, Pedretti esprime una gamma cromatica costituita de verdi aspri e gialli ispidi tormentati da un segno irruento. La gestualità non trascura il ricorso alla materia come congiungimento intimo con sfera terrena. Ma il pittore conserva intatta l’attitudine ad affrancarsi dalla fisicità dell’impasto per librarsi nell’impalpabile purezza di un cielo appena dischiuso al mondo.
Per raggiungere questa condizione privilegiata risulta fondamentale l,apporto della sfera meditativa. L’ambiente lacustre rappresenta il luogo di spirito.Fortemente evocativo, esso è fonte di ispirazione ma sopratutto rifugio sicuro nel grembo umido delle sue foschie odorose di muschio. E’ nell’acqua che l’artista anela durante le passeggiate lungo le sponde del lago; è nell’acqua che si stemperano le sue inquietudini.
Il medesimo, potente magnetismo agisce su di lui anche mentre lavora all’interno dello studio ricavato nel ventre della collina. Perché nell’acqua egli vede una corrispondenza perfetta con l’animo umano. Flussi e riflussi di onde come turbamenti spirituali istantanei. Lievi intorbidamenti alternati a limpidezze come di stupore. Le impurità sedimentano sul fondo mentre si placano le onde che avevano percorso la superficie increspandola. L’immagine riflessa si ricompone e ritorna la placida serenità di sempre...
Ma è questione di un attimo: l’agitazione interna tipica di un essere indomito ambisce a ulteriori mete più elevate. Il lago diviene paesaggio interiore, metafora di un’esistenza vissuta intensamente.



Giovanni Faccenda

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